Prowine&You

Il modo migliore per dire la tua!
14 Nov 2016

I believe the children are our future – Impara l’arte e mettila da parte

Proprio l’altro giorno, con una smania tutta femminile, ho preso a riordinare parte della libreria di mia figlia di 7 anni. Tra carte, scartoffie e frammenti di giocattoli, un piccolo album dalla copertina blu con su scritto “Educazione Cosmica” ha catturato la mia attenzione.

Presa dalla curiosità ho iniziato a sfogliarlo e tra stupore e piacere ho scoperto una raccolta di piccole pagininine sulle quali era descritto e raffigurato il ciclo vitale della pianta della vite, dalla fase di germogliamento a quella di maturazione. Corredato di immagini e qualche trafiletto, questo piccolo compendio a misura di bambino, forniva il biglietto da visita di uno dei prodotti più rappresentativi del nostro paese.

L’Italia vanta una ricchezza ampelografica che non ha pari o quasi a livello internazionale. Già Plinio Il Vecchio attorno al 77 d.C. nella Naturalis Historia sosteneva che nel nostro territorio “Le uve sono innumerevoli ed infinite, né si possono citare tutte, ma solo le più celebri, perché ne esistono così tante quante sono i terreni”.

Nostro è allora il dovere di comunicare il vino sia come elemento pregnante della storia d’Italia ma soprattutto come elemento fondante dei popoli mediterranei tutti.

In base alle statistiche attuali si sta abbandonando sempre più l’abitudine al consumo di vino all’interno delle mura domestiche come rito del quotidiano e tutto ciò a discapito di una dimensione educativa del bere. Oggi è tristemente nota la generazione denominata alcolpops, ovvero quella composta da gruppi di giovani dediti alla sbornia ad ogni costo.

Introducendo la cultura del vino nelle case e nelle scuole si pone l’accento sul concetto che il vino non si beve per ubriacarsi ma è parte della nostra storia e della nostra identità.

Non c’è pagina, infatti, della nostra storia nazionale che non sia in qualche modo connessa a quella della vite. I nostri ragazzi potrebbero avvicinarsi a materie dal fascino indiscusso come la genesi e la mitologia della bevanda, ridisegnare i confini della propria regione e dell’Italia tutta in base alla dislocazione dei vari vitigni, approfondire la coltura della vite ed i vari processi produttivi che portano alla produzione del vino.

E non si parla di formazione tecnica, per la quale vantiamo tra l’altro istituti eccellenti e blasonati a livello internazionale, ma di un modus cogitandi per il quale il bere non deve ridursi solamente all’edonistica gratificazione a livello sensoriale, ma accompagnarsi ad una più consapevole sublimazione culturale.

Emerge a questo proposito nella memoria il racconto che Veronelli da del suo primo contatto con il vino quando il padre gli offrì un bicchiere nel giorno della Prima Comunione.

“Porto il bicchiere alla bocca e lui mi ferma e mi dice: no, tu prima lo guardi come faccio io, perché ogni vino ha un suo colore unico ed irripetibile. Poi lo porti al naso perché anche il profumo sarà unico ed irripetibile. Fatto questo lo porto verso le labbra ma lui mi ferma ancora: aspetta, ora lo tieni in bocca perché ogni vino ha un suo racconto. Dentro c’è la fatica di chi coltiva la vigna”.

Ecco, questo è quello che desidererei sentissero tutti quelli che si apprestano a svotare un bicchiere, non solo un liquido dal colore e dai sentori affascinanti, quanto più bevanda carica di storia e pregna di significati.

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