
Dal numero 4 della rivista Verso di Assosommelier - 2023
Nel mondo silenzioso della vigna, dove l’unico suono che ci è dato ascoltare è quello prodotto dal vento che muove le foglie e attraversa le viti accarezzandole, si cela un segreto che sfida la nostra comprensione delle piante: l’udito. Mentre potremmo associare l’udito principalmente al mondo animale, la ricerca sta svelando che le piante, tra cui la vite, potrebbero avere una relazione intima con il suono che le circonda.
Studi recenti hanno suggerito che le piante, incluse le viti, sono in grado di percepire le vibrazioni sonore e di rispondere a esse in modi sorprendenti. Anche se i ricettori dell’udito non sono come quelli ai quali siamo abituati nel mondo animale, vi sono numerose ipotesi relative alla capacità delle piante di percepire i suoni. Infatti questi ultimi, in base alla loro tipologia, hanno la capacità di indurre nella pianta modificazioni a livello molecolare e fisiologico. Questo suggerisce che il concetto di ”ascolto” nel regno vegetale potrebbe essere più complesso di quanto immaginiamo.
Nel 2012, Monica Gagliano della Southern Cross University in Australia e Stefano Mancuso dell’Università degli Studi di Firenze hanno approfondito il tema della bioacustica delle piante, scoprendo che queste possono recepire stimoli acustici attraverso dei piccoli organi chiamati “canali meccano-sensibili” collocati un po’ ovunque sulla pianta. Diversamente dagli animali, come l’uomo, che hanno un unico organo dedicato alla percezione del suono, le piante avrebbero quindi milioni di cellule dedicate alla funzione di micro orecchie sia sopra che sotto terra.

Uno dei primi riscontri ottenuti in campo scientifico è stato che il suono è in grado di influenzare la crescita delle piante. Ad esempio, il crisantemo è in grado di crescere più velocemente se stimolato acusticamente con un suono di intensità di 100 decibel, corrispondente alla musica di una discoteca o a un concerto rock. Oltre alla crescita, il suono può modificare il metabolismo e la struttura delle piante. Infatti, uno dei punti di forza dell’udito delle viti è la risposta alle vibrazioni sonore generate dal vento. Un altro studio condotto da Monica Gagliano ha dimostrato che le viti possono percepire le vibrazioni del vento attraverso i loro rami e le foglie. Gagliano e il suo team hanno esposto le viti a vibrazioni simulate del vento e hanno scoperto che queste risposte hanno effetti diretti sulla crescita delle piante. Alcune viti hanno aumentato la produzione di sostanze chimiche che rinforzano la struttura delle piante, mentre altre hanno adattato la flessibilità delle loro foglie.
Oltre alle vibrazioni del vento, un’altra forma di comunicazione sonora che coinvolge le piante è quella attraverso le radici. Le viti e altre piante sembrano essere in grado di comunicare attraverso segnali acustici trasmessi dal terreno, un ottimo conduttore di vibrazioni. Questa comunicazione sotterranea potrebbe consentire alle piante di condividere informazioni su nutrienti, condizioni del suolo e persino minacce ambientali. Allo stesso modo, la vite è attratta dal suono generato dall’acqua sotto terra e dirige le sue radici in quella direzione. Tra l’altro, le piante non si fanno ingannare e sono in grado di distinguere suoni diversi. Un esperimento è stato condotto facendo ascoltare alle piante una serie di suoni emanati da tubi posizionati sotto il vaso: in un tubo è stata fatta scorrere dell’acqua per ricreare il suono naturale dell’acqua, mentre in un altro è stato trasmesso tramite amplificatore un rumore bianco per simulare lo scorrere dell’acqua. È stato possibile osservare che le piante sono in grado di riconoscere il suono naturale dell’acqua che scorre in quanto hanno fatto crescere le radici solo in quella direzione, ignorando del tutto il suono registrato.
Le viti quindi, come le altre piante, sono equipaggiate per percepire il suono e da questo vengono influenzate. Infatti, la somministrazione di onde sonore tramite diffusori acustici posizionati nei terreni coltivati è in grado di modificare il livello di fitormoni nelle piante, i quali sono responsabili del loro processo di crescita.
Un esempio affascinante di come le viti possano rispondere al suono si trova nell’azienda vinicola “Il Paradiso di Frassina”, situata nelle splendide colline della Val d’Orcia in Toscana. Qui, le viti sono esposte alla musica classica attraverso un sistema di filodiffusione nel vigneto composto da oltre 80 amplificatori. Questa iniziativa è il risultato di una ricerca agronomico-enologica riguardante gli effetti benefici delle frequenze musicali sulle viti condotta dalle Università di Firenze, Pisa e Arezzo.

L’ispirazione per questo esperimento deriva dalla convinzione che le vibrazioni sonore possano influenzare positivamente la crescita e il benessere delle piante, risultando importanti quanto lo sono il sole e la pioggia. La musica classica, che nel caso citato è esclusivamente quella di Mozart per via delle sue riconosciute doti terapeutiche, potrebbe avere un effetto calmante sulle viti, contribuendo a ridurre lo stress e migliorando la qualità dell'uva prodotta. I risultati finora ottenuti hanno dimostrato che i grappoli maturano circa due settimane prima rispetto alla media della zona (la DOCG Brunello di Montalcino), gli acini risultano più regolari tra loro e il fogliame più resistente, vigoroso e verdeggiante.
Inoltre, la musica sembrerebbe aiutare la vite a combattere i patogeni e i parassiti che, disturbati dalla musica, restano lontani dalle piante. Allo stesso modo, anche gli ungulati e gli altri animali ghiotti dei fiori e dei frutti della vite non si avvicinano alle piante per via di questi suoni a loro sconosciuti.
Anche se l’efficacia di questa pratica è ancora oggetto di dibattito scientifico, l’approccio citato ci ricorda che l’interazione tra l’arte e la scienza può portare a scoperte davvero sorprendenti.
di Pierdario Fasciano
Da Verso, numero 4, 2023, pp. 14–15.