Sensorialità delle piante

Sensorialità delle piante — Verso n. 4, 2023
VersoAssosommelier

Dal numero 4 della rivista Verso di Assosommelier - 2023

Il significato della parola sensorialità è racchiuso nel termine stesso, laddove senso lascia poco spazio alla libera interpretazione: si definisce sensorialità infatti la capacità degli organi di senso di percepire e tradurre molteplici informazioni provenienti dall’ambiente esterno, mettendo in atto specifiche reazioni di risposta. Immaginando quanto complesso possa essere un tale meccanismo, risulta immediato il collegamento con gli organismi “superiori”, uomo e animali in primis, in quanto dotati di un cervello, di un sistema nervoso ben sviluppato e di un corpo che reagisce con tempestività e precisione agli stimoli elaborati dal cervello. Può però un essere vivente non dotato di occhi, orecchie e naso avere i comportamenti tipici di quando si reagisce a suoni e odori o alla visione di un ostacolo? La risposta è sì, e ce ne danno testimonianza numerosi studi condotti sui protagonisti del regno vegetale, le piante. Apparentemente immobili e passive in relazione all’ambiente che le circonda, le piante sono in realtà dotate di una varietà di sistemi sensoriali e meccanismi di percezione che consentono loro di interagire con l'ambiente circostante in modi sorprendenti e complessi.

Vediamone alcuni esempi.

L’aspetto sensoriale più noto delle piante è la loro capacità di vedere la luce, essendo la loro stessa vita dipendente dalla disponibilità di fonti luminose. Già nel 1905 il botanico Gottlieb Haberlandt aveva ipotizzato la presenza sulla pianta di ocelli, minuscole strutture formate da lenti concave o convesse, a seconda della specie, in grado di percepire intensità e direzione della luce. Più recentemente, invece, è stato ipotizzato che attraverso tali strutture le piante siano addirittura in grado di percepire i colori e le forme degli oggetti intorno a esse [Baluška et al.

Sensorialità delle piante — immagine originale
Immagine originale da Verso n. 4, pagina 12.

2016]. Se guardando un campo di girasoli appare chiaro il concetto di fotomorfogenesi, ovvero la crescita della pianta in direzione della luce, potrebbe invece stupire sapere che una risorsa così importante possa innescare reazioni che presuppongono la memorizzazione di alcune informazioni. È il caso della Malva sylvestris L., le cui foglie seguono il movimento del sole durante il giorno e, durante la notte, si posizionano in maniera tale da anticipare la provenienza dei raggi solari del giorno successivo. Una strategia adattiva che rende più efficiente il meccanismo di fotosintesi, il quale passa attraverso la memorizzazione da parte della Malva della posizione in cui il sole sorgerà [Koller 2000].

Ci sarà sicuramente capitato almeno una volta di toccare delicatamente le foglie della Mimosa pudica L., le quali al minimo sfioramento si chiudono velocemente su se stesse. Tale fenomeno è noto come tigmonastia e rappresenta una chiara dimostrazione di come le piante possiedano il senso del tatto, fondamentale per la sopravvivenza nel caso delle piante carnivore e di quelle rampicanti. Proprio studiando una pianta rampicante come il sicio (Sicyos angulatus L.), si è scoperto che tale senso è ben più sviluppato nelle piante che nell’uomo, essendo essa in grado di rilevare un filo di 0,25 grammi e attorcervisi intorno, mentre un dito umano rileva lo stesso filo solo quando pesa 2 grammi [Monshausen 2009; 2013].

Sensorialità delle piante — immagine originale
Immagine originale da Verso n. 4, pagina 13.

Continuando l’approfondimento sulle capacità sensoriali delle piante, stupirà sapere che numerosi studi hanno teorizzato e dimostrato l’esistenza di un olfatto e un udito nel mondo vegetale. Per olfatto, nel caso delle piante, si intende la loro capacità di reagire a molecole chimiche volatili dette VOC (Volatile Organic Compounds). Le piante sono in grado di emettere una serie di molecole odorose che hanno diverse funzioni, ad esempio attirare gli animali e gli esseri umani, per indurre il consumo dei frutti e assicurare la conservazione della specie tramite la dispersione dei semi. Inoltre, le piante sono in grado di percepire i loro stessi odori e quelli delle piante vicine. È il caso dell’etilene, un ormone vegetale in forma gassosa che viene rilasciato dai frutti maturi e che può essere percepito olfattivamente: è stato dimostrato circa un secolo fa come questa sostanza possa indurre la maturazione di frutti vicini a quello maturo da cui viene emessa [Denny 1924], e sicuramente possiamo sperimentarlo con facilità in casa mettendo un frutto acerbo all’interno di un cesto di mele o di banane mature. Quanto all’udito, già Charles Darwin aveva ipotizzato che le piante potessero in qualche modo percepire i suoni; la conferma arriverà diversi decenni dopo attraverso numerosi studi. In uno dei più sorprendenti tra questi, è stato dimostrato come le radici di pisello (Pisum sativum L.) e mais (Zea mays L.) tendano a crescere nella direzione da cui proviene la riproduzione del suono dello scorrere dell’acqua, elemento imprescindibile per la vita [Gagliano et al. 2017]. È ancora oggetto di studio come le piante percepiscano i suoni, se tramite vibrazioni oppure, in modo molto più affascinante, attraverso la percezione di veri e propri suoni distinti, pur in assenza di un organo così complesso come l’orecchio animale.

Infine il gusto: è stato dimostrato sperimentalmente che le piante carnivore hanno certe preferenze tra gli insetti di cui si nutrono. In particolare, questa tipologia di vegetali tende a nutrirsi di insetti con un elevato contenuto di zuccheri, quali ragni e afidi, rifiutando invece gli insetti che per autodifesa rilasciano molecole tossiche o sgradevoli [Mancuso e Viola 2013].

Se finora ci avevano sempre colpito i colori attraenti delle rose o il profumo inebriante delle peonie, ora sappiamo che, oltre a cromie e aromi, c’è tutto un mondo fatto di sensorialità messo in atto dalle piante, pur senza la complessità degli organi sensoriali animali, per uno scopo molto semplice e antico come il mondo: la sopravvivenza della specie.

di Francesco Innocente

Da Verso, numero 4, 2023, pp. 12–13.